Co Sleeping, cos’è e perché fa bene al bambino

Co Sleeping, cos’è e perché fa bene al bambino

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Il Co Sleeping, conosciuto anche come Bed Sharing, è semplicemente l’atto con cui i genitori fanno dormire il proprio bambino nel lettone matrimoniale insieme a loro. Scopriamo insieme i vantaggi e perché questa pratica fa bene al bambino, soprattutto durante i primi mesi di vita.

Il Co Sleeping, conosciuto anche con il nome di Bed Sharing, è semplicemente l’atto con cui i genitori fanno dormire il proprio bambino nel lettone matrimoniale insieme a loro.

Nonostante in apparenza possa sembrare un po’ strano, diversi studi, tra i quali uno condotto dalla Stony Brook University di New York, hanno dimostrato che questa pratica non è dannosa, anzi: nei bambini con pochi mesi di vita può rivelarsi estremamente positiva, perché in questo modo si sentono confortati e protetti dalla presenza dei genitori, dei quali percepiscono l’odore.

Altre ricerche, condotti da altre università e specialisti del campo, hanno inoltre dimostrato che i bambini che non vengono accolti nel lettone della mamma e del papà tendono a sviluppare più problemi comportamentali, come irritabilità, infelicità ed eccessivo stress.

Co Sleeping: fino a quando è consigliabile praticarlo?

Il Co Sleeping, a seconda delle esigenze e della possibilità dei neo genitori, può essere praticato fino a quando il bambino non compie il quinto anno di età.

Ma questa pratica riveste un ruolo molto importante nei primi mesi di vita, in quanto oltre a favorire un’infanzia all’insegna della condivisione, dell’accudimento e della vicinanza, stimola anche la produzione di latte nella madre e garantisce un riposo famigliare migliore.

Per contro, oltre ad una minore privacy e intimità per i genitori (soprattutto se sono intenzionati ad avere un secondo figlio nell’arco di breve tempo), se non si fa attenzione durante il Co Sleeping si può rischiare di far male ai bambini, se non addirittura di soffocarli o di schiacciarli.

Se per la prima non ci sono soluzioni, a meno di non decidere di far dormire il bambino in una camera a parte e di tenerlo sotto controllo con un walky-talky che ne registra subito i movimenti e anche se si sveglia a piangere, escludendo a priori il Bed Sharing, nel secondo caso si può risolvere il problema in diversi modi.

Un esempio? Su Amazon, ma anche nei negozi molto forniti e specializzati in articoli per neonati, si possono trovare delle culle che occupano abbastanza spazio nel letto matrimoniale, ma che d’altro canto possono essere chiuse con facilità e proteggono il neonato.

Queste culle, che possono essere collocate nel centro del lettone, danno la possibilità alla mamma e al papà di rimanere accanto al piccolo, ma nello stesso tempo scongiurano i movimenti involontari che possono risultare pericolosi grazie alla presenza di alzatine laterali.